Radio Città Aperta diventa una radio on line
Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS cura da anni una trasmissione periodica dai microfoni di Radio Città Aperta (RCA), dedicata alle questioni "dal monte Triglav al fiume Vardar" e perciò intitolata JUGOSLAVENSKI GLAS – VOCE JUGOSLAVA: http://www.cnj.it/informazione.htm#jugoglas
La trasmissione fu avviata nel 1993 (!), quando la cappa di propaganda antijugoslava e antiserba, particolarmente pesante nei momenti tragici della guerra fratricida e imperialista in Bosnia-Erzegovina, indusse i coraggiosi e coerenti amministratori di RCA a concedere uno spazio autogestito a Ivan Pavičevac (attualmente nostro presidente) e Milena Čubraković (grande artista, compianta amica e compagna di lotte). Da allora la trasmissione è stata mantenuta, pur con alcune variazioni di orario e veste redazionale, al fianco delle tante altre iniziative preziose, di taglio internazionalista, antimilitarista e contro-informativo, promosse da RCA.
Anche, ma non solo, per questa nostra frequentazione di lunga data, ci teniamo a ribadire in questo difficile momento di transizione il nostro appoggio alla Radio e la nostra gratitudine a chi ci lavora per la dedizione instancabile e l'impegno sociale e politico continuamente profusi, per una informazione libera, per una società diversa, per un mondo migliore.
(a cura della segreteria di CNJ ONLUS)
Radio Città Aperta diventa una radio on line
1) Radio Città Aperta cambia per non cambiare (23.2.2016)
2) Radio Proletaria-Radio Città Aperta chiude ma non si arrende (Rete dei Comunisti, 24.2.2016)
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http://www.radiocittaperta.it/news/radio-citta-aperta-cambia-per-non-cambiare
Radio Città Aperta cambia per non cambiare
23 Febbraio 2016
Dal
primo marzo Radio Città Aperta non trasmetterà più sugli 88.9 FM, ma diventerà
una radio on line: radiocittaperta.it
.
Dal 1978 ad oggi sono cambiate molte cose: la società, la comunicazione, le
tecnologie, il rapporto tra politica e potere. Radio Città Aperta ha resistito
a momenti di crisi e ad attacchi di ogni tipo; oggi è in atto un pesante
processo di normalizzazione di tutte le realtà sociali, politiche ed
informative che si pongono fuori dalle dinamiche e dai percorsi utili
all'attuale assetto politico ed economico.
Siamo stati per tanti anni uno strumento di informazione, di divulgazione
culturale, di aggregazione sociale e politica, dando voce a categorie
sociali considerate “mediaticamente” poco rilevanti dal potere e dal
mainstream: una radio sempre indipendente dal potere e libera da qualsiasi
condizionamento.
Abbiamo, per primi, fatto uscire dalle aule elettive fino ad allora “chiuse” di
Comune e Regione quanto veniva approvato o respinto, permettendo così di
avere un quadro esatto e non mediato dell'attività istituzionale
dei rappresentanti dei cittadini. Un servizio democratico e trasparente
che negli anni è diventato anche strumento di autofinanziamento, con
l'aggiudicazione di bandi pubblici. Il “processo di normalizzazione” è anche
questo: il taglio di servizi non compatibili con le attuali esigenze del
potere politico, in questo caso locale, ed il conseguente taglio di fondi
destinati a coprirne i costi. Nello specifico, per la radio tutto ciò ha
rappresentato un progressivo strangolamento economico che ci impedisce di
fatto di continuare a trasmettere in FM oltre che di gestire qualsiasi forma
di progettualità e prospettiva.
Dopo quasi quarant'anni, è necessario mettere in campo una scelta coraggiosa,
un rinnovamento di forma per rendere ancora più ambizioso il nostro
progetto editoriale.
Continueremo a raccontare ai nostri ascoltatori quanto avviene non solo a Roma
ma in Italia e nel mondo con informazione, approfondimenti ed inchieste.
Continueremo ad essere un punto di riferimento con la nostra programmazione
musicale, con la qualità dell'offerta culturale e l'assoluta indipendenza
artistica.
Come nel 1978 fu fatta una scommessa su una tecnologia allora libera e da
scoprire, l'FM, così oggi noi puntiamo sulla rete, consapevoli delle
difficoltà ma anche delle opportunità che ci aspettano.
Noi non molliamo: cambiamo forma per non cambiare la sostanza, e per rilanciare
ancora più forte.
radiocittaperta.it vi
aspetta dal primo marzo.
=== 2 ===
24/02/2016
Radio Proletaria-Radio Città Aperta chiude ma non si arrende
Era
la fine del 1977 quando i compagni di quella che si chiamava Organizzazione
Proletaria Romana - nata dalla crisi dei gruppi extraparlamentari della
sinistra e dai comitati operai e di lotta nei quartieri romani - cominciarono a
fare i primi esperimenti per aprire a Roma una radio che fosse cosa
diversa dal movimentismo e mettesse al centro dei propri contenuti le
condizioni e l’organizzazione di classe.
Non bastavano più i volantini o i fogli di lotta, c’era bisogno di un proprio
strumento di comunicazione e le tecnologie e le normative disponibili
offrivano questa possibilità.
A febbraio del 1978 inizierà le trasmissioni una radio che non poteva che
chiamarsi “Radio Proletaria”, la frequenza saranno gli 88,9 mhz.
Radio Proletaria ha i suoi studi nelle soffitte di un palazzo ottenuto
con l’occupazione delle case del 1974 nel quartiere di Casalbruciato.
“Radio Proletaria. Un contributo alla costruzione del movimento di classe”
recita il primo manifesto stampato dalla radio.
Radio Proletaria, parla delle lotte sociali e operaie in corso, commenta -
interpretandoli - i fatti politici e dedica molta
attenzione all’internazionalismo. I toni sono duri e il dibattito con
gli ascoltatori che chiamano in diretta è spesso asprissimo. Radio
Proletaria nasce anche in rapporto con molti giovani proletari della
Tiburtina , spesso con spiccata sensibilità alla buona musica piuttosto che
alle lotte. Questo connubio tra il migliore rock e le lotte sociali,
ha raggiunto in molti casi livelli di qualità indiscutibili e decisamente
fuori dal comune, una qualità continuata, confermata e cresciuta negli
anni dai livelli raggiunti poi da Radio Città Aperta.
Alla fine degli anni ’70, quando si delinea una violentissima controffensiva
padronale e restauratrice si pone dunque il problema di come rispondere ad
una sfida politica a tutto campo. “Una prima risposta l'abbiamo data con la
costruzione di Radio Proletaria... come strumento di orientamento politico
in una situazione in sviluppo, di aggregazione di forze, di introduzione di
tematiche di classe” era scritto in un documento dell’epoca. Da un
primo bilancio viene riaffermata “una prospettiva di intervento politico che ha
nella radio un suo cardine essenziale”.
L’azione repressiva nel primo anno di attività di Radio Proletaria in quegli
anni sarà durissima. Inizia ad agire il “Partito della
Fermezza” sperimentato nel ’77 e rafforzatosi nelle settimane del
sequestro Moro, una sorta di patto tra DC, PCI e apparati dello Stato che
per almeno cinque anni sottoporrà il paese alle leggi di emergenza e
rovescerà contro la sinistra rivoluzionaria la guerra di bassa
intensità avviata negli anni ’60 contro il Pci dagli Usa, dalla DC, dagli
apparati dello Stato e dai fascisti.”.
A metà del 1978 Radio Proletaria aveva cominciato una attività di denuncia
della situazione nelle carceri speciali dove erano stati rinchiusi i
prigionieri politici (gran parte dei quali militanti dei gruppi armati). Molte
di queste carceri sono su isole che diventeranno tristemente famose come
l’Asinara, Favignana, Pianosa. Radio Proletaria, sostiene le
manifestazioni dei familiari dei prigionieri, partecipa e organizza
assemblee e riunioni anche a livello nazionale per organizzare in modo
stabile questa attività per la chiusura delle carceri speciali e
l’introduzione dei colloqui con i vetri divisori.
A febbraio del 1979 una vasta operazione di polizia, con il quartiere di
Casalbruciato circondato da decine di agenti, porterà alla chiusura di
Radio Proletaria e all’arresto di 23 compagni con accuse pesantissime. La Radio
ospitava una riunione nazionale sulle carceri alla quale partecipavano
avvocati, familiari dei prigionieri e attivisti di riviste e collettivi
impegnati nella lotta contro la repressione”. L’immediata
mobilitazione dei compagni smonta l’operazione della Digos e della magistratura
pezzo su pezzo. Dopo due mesi i compagni arrestati verranno
tutti scarcerati e al processo, alcuni anni dopo, verranno assolti con formula
piena.
Dopo tre mesi di chiusura, Radio Proletaria- ospitata in quei mesi da
Radio Onda Rossa - riapre e riprende le trasmissioni. Un manifesto della
radio che verrà affisso sui muri di Roma scrive: “La radio riaperta, i compagni
scarcerati. Una brillante operazione della Digos andata a male”. Dal 1978
Radio Proletaria diventa in qualche modo l’espressione politica di un progetto
di cui i comitati popolari sulla casa o dei quartieri, il comitato
disoccupati organizzati e i comitati operai di fabbrica, ne sono
l’articolazione sociale e di classe. La radio prende iniziative sul
terreno della lotta contro la repressione, sull’internazionalismo e sull’agenda
politica. Su questi temi verrà sviluppata una azione politica non
più solo a Roma ma verranno sviluppati contatti anche in altre città. Nel 1980
sarà per giorni ai cancelli della Fiat Mirafiori occupata dagli operai,
diffondendo corrispondenze in diretta su quanto accadeva a Torino,
corrispondenze che sono storia del patrimonio comunicativo del movimento
operaio nel nostro paese.
Nonostante un clima sempre più pesante sul piano dell’agibilità politica, Radio
Proletaria, non rinuncia alla sua attività contro la repressione. Nel
1982, quando vennero denunciati numerosi episodi di tortura contro gli
arrestati Radio Proletaria, insieme ad altre realtà diede vita al Comitato
contro l’uso della tortura (che pubblicò un libro bianco di denuncia)
affrontando apertamente sia le reazioni degli apparati repressivi
che della “politica”, la quale negava spudoratamente l’uso della tortura.
Nei primi anni Ottanta sostenne con una campagna gli scioperi
della fame dei prigionieri politici nelle carceri contro l’art.90 (una
restrizione odiosa nella detenzione), anche affrontando un duro
scontro con coloro che erano contrari a quella forma di lotta. Nel 1984 riuscì
a portare la questione dell’art.90 e dello sciopero della fame dei
detenuti al parlamento europeo e alla commissione diritti umani di Strasburgo
insieme ad alcuni familiari di prigionieri politici, rompendo finalmente
il muro di silenzio sulla vicenda.
Ma i microfoni e le trasmissioni di Radio Proletaria sono stati decisivi per
far conoscere e amplificare le prime esperienze del sindacalismo di base
nel nostro paese. Dalle prime RdB (diventate poi Cub e Usb), al Comu dei
ferrovieri, al Comitato di Lotta dell’Atac, ai primi Cobas della scuola.
In alcuni ospedali romani le RdB nasceranno perché alcuni lavoratori e delegati
ne verranno a conoscenza e le realizzeranno attraverso le trasmissioni
della radio.
L’altro fronte che ha visto Radio Proletaria impegnata e attiva per anni, è
stato l’internazionalismo e la lotta contro la guerra.
Quando l’amministrazione Usa a fine 1979 vara la direttiva nr.39 che
prevede l’installazione dei missili nucleari Cruise e Pershing in
Europa (Italia, Germania, Belgio etc.), nelle trasmissioni della radio già
si intuisce che ci si avvia ad uno scontro globale con l’Urss, con
quella che sarà la Seconda Guerra fredda sul piano politico/militare e con
l’offensiva liberista sul piano economico. Il pericolo principale per
la pace viene dalla Nato e dalla politica guerrafondaia degli Stati Uniti,
dunque nessuna equidistanza Le trasmissioni di Radio
Proletaria, seguono le vicende della corsa al riarmo nucleare, ma
cominciano a seguire con maggiore attenzione anche lo sviluppo dei
movimenti rivoluzionari in Centro America e in America Latina dopo la
vittoria del Nicaragua, in particolare nel Salvador. La lotta nel cortile di
casa dell’imperialismo Usa ha indubbiamente un carattere di grande
interesse, anche alla luce dell’esperienza rivoluzionaria di Cuba.
Nel 1981 Radio Proletaria organizza la prima manifestazione di
solidarietà con la lotta del Salvador alla quale partecipano migliaia
di persone.
Radio Proletaria partecipa attivamente ai blocchi e al campeggio contro la base
militare di Comiso dove verranno installati i missili Usa e avvia su
questo un progetto nazionale che porterà alla costituzione della rete “Imac
‘83” (che prende il nome dall’International Meeting Against
Cruise che era il campeggio di Comiso).
In quegli anni lo scontro politico dentro il movimento per la pace si dà quindi
sulla Nato e contro l’equidistanza tra Usa e Urss, una posizione che il
Movimento per la Pace ed il Socialismo, evoluzione negli anni ’80 dell’OPR,
ritiene profondamente sbagliata ed orienta la radio anche in funzione di
questa battaglia politica (e alla luce della storia aveva ottime ragioni per
ritenerla tale), essendo gli Usa quelli che hanno tutto l’interesse a
promuovere l’economia di guerra e l’escalation bellica. Sono questi quindi i
motivi per cui Radio Proletaria viene indicata arbitrariamente come i
“filosovietica”, una etichetta strumentale e decisamente sballata, anche perché
non vi era alcun rapporto con l’Unione Sovietica. “L’oro di Mosca” dalle
parti della radio (purtroppo, potremmo dire, perché sarebbe stato
molto utile come abbiamo scritto in un manifesto dieci dopo) non è mai
arrivato. E su questo va scritta ormai una verità definitiva che taglia
la lingua a tutti i detrattori.
Nel 1990 viene presa la decisione di cambiare nome alla radio ma di
salvaguardarne la natura e i contenuti. Il nome deciso è quello di Radio
Città Aperta, un omaggio ad un film che celebra la Resistenza antifascista a
Roma e che indica già la necessità di affrontare i flussi migratori che
proprio in quegli anni cominciano a investire l’Italia. Radio Città
Aperta sarà la radio in cui le comunità immigrati per anni potranno
trasmettere nella loro lingua.
La scelta di Radio Città Aperta sarà quella di consolidare il carattere
popolare e di massa della radio, collegandosi strettamente ai territori,
alle lotte sociali, a tutti coloro che si mettono di traverso rispetto al
dominio dei poteri forti sulla città di Roma. Le dirette dei consigli comunali
e regionali verranno strappate alle varie amministrazioni che per tutta una
fase erano atterrite dall’idea che quello che veniva discusso nelle aule
istituzionali fosse accessibile da tutti attraverso la radio. La scelta non è
semplice: si tratta di rinunciare a ore di trasmissioni per dare spazio a
dirette dei lavori istituzionali raramente entusiasmanti. Ma questo è anche
quello che consentirà alla radio un autofinanziamento utile per sviluppare
l’iniziativa politica e informativa a tutto campo. La Radio animerà il Forum
per il Diritto a Comunicare insieme ad altri giornalisti indipendenti,
darà spinta e impulso alla stessa Federazione Nazionale della Stampa a difesa
della libertà di informazione ma anche delle crescenti figure precarie nel
mondo della comunicazione. La radio sarà uno strumento attivissimo nelle
mobilitazioni contro la guerra dei trent’anni avviata nel 1991 in Iraq e
tuttora in corso, nella solidarietà con il popolo palestinese e con
l’ondata progressista in America Latina.
Nel 1993 nasce il mensile cartaceo Contropiano, giornale per l’iniziativa di
classe. Il dibattito e le proposte che si esprimono attraverso il giornale
daranno vita prima al Forum dei Comunisti e poi alla Rete dei Comunisti. Dal
2011 si realizza invece il progetto del quotidiano comunista online
Contropiano, un giornale che in un solo anno e mezzo vedrà crescere a migliaia
i suoi lettori permettendo una comunicazione a livello nazionale.
Contropiano era un periodico cartaceo che distribuiva alcune centinaia di copie
in tutto paese. Come giornale online, nel 2015 ha avuto più di due milioni
di lettori.
Nelle trasmissioni della radio e nelle pagine del giornale prende corpo quella
profonda divaricazione critica e teorica tra l’ipotesi della Rete dei
Comunisti contro la degenerazione bertinottiana nel Prc e nella sinistra
sfociata nella sua crisi di questi anni.
Radio Proletaria e poi Radio Città Aperta non sono mai state solo una radio,
sono state parte di un progetto complessivo sul piano della comunicazione
antagonista e della lotta per il cambiamento sociale del nostro paese. Il
nemico ha cercato più volte di tacitarla, qualche volta con la galera e le
denunce, adesso con lo strangolamento economico voluto e imposto.
La scelta di rinunciare alle trasmissioni in modulazione di frequenza e di
passare alla comunicazione online tramite la rete diventa ancora una volta
una nuova sfida anticipatrice che i compagni che hanno aperto, costruito e
adesso gestiscono la radio intendono prendere di petto. Le nuove
tecnologie consentono costi più bassi delle vecchie, offrono immense
possibilità ma impongono un cambiamento di abitudini. Così è stato ad
esempio per il giornale Contropiano passato con successo dal cartaceo
all’online, sullo stesso obiettivo si lavorerà per la nuova primavera di
Radio Città Aperta. Non è affatto una chiusura, è un cambio di passo. La
determinazione, in 38 anni, non ci ha mai fatto difetto.
Rete dei Comunisti - Roma
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